Parlare di un grande classico non è mai semplice. Temo sempre di dire qualcosa di inesatto, poiché sono testi che tutti conoscono, dal bambino allo studioso di letteratura. Ma non voglio rinunciare a esprimere le mie impressioni solo per il timore delle critiche, che di certo non spaventavano l'audace autore di questo classicone, Jonathan Swift.
I viaggi di Gulliver è un libro famosissimo: ne hanno tratto mille versioni per grandi e piccini, film e cartoni animati. In genere mi avvicino a questi testi con un po' di incertezza perché sono quelle storie che ormai ci pare di conoscere così bene, che leggere il libro originale sembra quasi superfluo. Un atteggiamento sbagliatissimo, perché la lettura di una storia è prima di tutto un'esperienza personale e ognuno dovrebbe avere l'opportunità di crearsi la propria interpretazione. A riprova di ciò posso affermare di essermi ricreduta molto su questo libro. Il fatto che venga spesso considerata una lettura per bambini mi aveva fatto credere che si trattasse per lo più di una storia d'avventura. L'avventura c'è, non si può negare, ma c'è anche molto altro.
Lemuel Gulliver, il protagonista del romanzo, ci narra tutti i viaggi da lui intrapresi nell'arco di svariati anni, le terre esplorate e i popoli da lui conosciuti in modo dettagliato e con uno stile avventuroso e parodistico. La storia è divisa in più parti, ognuna di esse dedicata a un paese in particolare: Lilliput, dove vivono uomini piccolissimi di statura; Brobdingnag, dove al contrario gli abitanti sono dei giganti; Laputa, dove l'unica fede è la scienza. E ancora Balnibarbi, Glubbdubdrib, Luggnagg, il Giappone e per ultima la terra degli Houyhnhnm, i cavalli intelligenti, dotati di parola e di ragione. Proprio da quest'ultimo viaggio Gulliver tornerà più segnato, grazie agli insegnamenti degli Houyhnhnm e soprattutto grazie all'incontro con gli yahoo, degli esseri umani abbrutiti dai propri vizi e dalla propria natura priva di razionalità."Eppure, quando una creatura che pretende di essere razionale, è capace di tali azioni abominevoli, c'è da temere che la corruzione della ragione sia peggiore della brutalità in se stessa."
Facendo una parodia dei resoconti di viaggio dell'epoca, Jonathan Swift analizza in modo dettagliato tutti gli aspetti che costituiscono la società inglese dell'epoca e attraverso la satira ne sottolinea tutte le contraddizioni e gli aspetti negativi. Mi stupisce quindi che venga considerato un libro d'avventura, perché a tratti la critica sociale alla madre patria, e più in generale alla cultura europea, supera di gran lunga l'azione vera e propria. A momenti sembra quasi di leggere un saggio, perché l'autore va nel dettaglio di ogni aspetto: la legge, il sistema giuridico, la religione, l'economia, la ricerca scientifica, e ovviamente la politica.
E qui viene la nota dolente, per quel che mi riguarda. Talmente evidente è questo aspetto che mi sono annoiata. Spesso la narrazione è statica, ripetitiva, non si sofferma molto sul viaggio in sé, se non pochissimo. Il protagonista passa subito a riferire le caratteristiche del popolo in mezzo al quale è giunto al solo scopo di farne un paragone col proprio; è un narratore a volte severo e giudice, forse troppo. Soltanto la parte di Lilliput l'ho trovata spassosa, a volte comica, per il resto invece mi chiedo come sia possibile che un testo simile sia considerato un romanzo d'avventura per ragazzi. Considerarlo tale è snaturarne completamente gli intenti. Proprio per questo sono contenta di averlo letto e di essermi fatta una mia idea. Ho capito che quella che avevo, influenzata dai film e dalle diverse trasposizioni, era in gran parte fasulla e ingiusta.
Mi aspettavo un romanzo che mi intrattenesse, invece ho trovato una lettura che mi ha indotto a riflettere molto. Mi sono resa conto che le critiche mosse da Swift ai suoi contemporanei del ' 700 sono le stesse identiche che noi muoviamo verso la nostra di società. Tutto questo è buffo e allo stesso tempo scoraggiante. Certo, dei cambiamenti ci sono stati per fortuna, ad esempio la considerazione verso le donne e verso i popoli lontani culturalmente dall'Europa. Infatti, l'autore più di una volta si lascia andare a frasi molto poco lusinghiere nei confronti del genere femminile e spesso traspare un certo pregiudizio raziale, evidentemente ancora molto forte a quell'epoca. Una nota stonata al lettore dei nostri tempi, perché da un resoconto di viaggio, seppur fittizio, ci si aspetterebbe una certa apertura mentale.
D'ora in avanti mi farò più coraggio nella scelta delle letture e non voglio più farmi frenare dalle mie presunte convinzioni o pregiudizi. Non si conosce mai un libro finché non l'abbiamo letto!



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