Passa ai contenuti principali

Il Richiamo del cuculo di Robert Galbraith

 Sono stata molto indecisa se scrivere la mia recensione su questo libro oppure no. Non mi piace neanche tanto usare il termine “recensione”, perché sono semplicemente una ragazza a cui piace leggere e chiacchierare di libri, e non ho chissà che competenza in materie letterarie. Però, ho pensato che lo scopo di questo blog è proprio quello di condividere le mie impressioni, e se non saranno troppo precise o se non saranno delle recensioni perfette, pazienza.



Dunque, comprai questo libro quasi un annetto fa ormai. Era estate, faceva caldo, mi ero rifugiata in un centro commerciale per godere un po’ dell’aria condizionata intanto che aspettavo una mia collega. Lo sguardo mi è caduto su questo libro e sul bollino appiccicato in copertina: “5 Euro”!!
“Lo compro o non lo compro? Lo compro o non lo compro? Hai ancora appena appena 200 libri in attesa di essere letti, ma 5 euro sono 5 euro, caspiterina!”. E vabbè, per farla breve l’ho comprato, convinta come al solito che lo avrei letto di lì a poco, e invece sono passati mesi prima che arrivasse il suo momento.

Ma alla fine l’ho letto, e cosa ne penso? Ecco, come molti sono stata spinta a voler leggere questo romanzo perché sapevo che dietro pseudonimo vi era la penna di J. K. Rowling. Non mi aspettavo assolutamente di ritrovare l’autrice di Harry Potter, sapevo benissimo che il genere era totalmente diverso, e non sono neanche di quelle fans fanatiche che ritengono legittimo sentirsi “tradite” se l’autrice ha voglia di cimentarsi in qualcosa di molto distante dal mondo magico della saga da lei creata. Non sono  molto appassionata di gialli, anzi di solito li evito, ma avevo voglia di una lettura leggera, senza troppe pretese, e devo dire che alla fine si è rivelata proprio questo.
La trama in sé non è niente di originale. Il protagonista è un investigatore privato un po’ sfigatello, di nome Cormoran Strike, che viene ingaggiato da un cliente per indagare sulla morte della sorella. Quest’ultima, una super modella di fama mondiale, è morta qualche tempo addietro in circostanze ben poco chiare. Il caso è stato archiviato dalla polizia come suicidio, ma già dall’inizio ci sembra ovvio che le cose siano andate diversamente. Cormoran, grazie anche all’aiuto della sua segretaria, Robin, indagherà sul caso fino alla sua risoluzione.
Non vi aspettate dalla trama chissà che colpi di scena, non è niente di eccezionale, questo va detto. Anzi, in alcuni punti potrebbe risultare anche un pochino lenta, è un giallo classico, non ha il ritmo serrato di un thriller. Ricorda più le indagini di un’Aghata Christie o di Sherlock Holmes, e forse l’ho trovato persino un po’ troppo lungo.
Tuttavia, è una lettura che mi è piaciuta e mi ha soddisfatta. Credo che uno dei motivi principali siano i personaggi. Sono costruiti benissimo, e soprattutto in maniera che risultino verosimili. Impariamo a conoscere Cormoran e Robin mano a mano che procediamo nella lettura; i loro punti di forza, le debolezze, un po’ del passato e della loro vita privata. Sono due persone, non a caso dico persone e non personaggi, a cui mi sono affezionata e che a fine lettura mi sono mancate. Come mi è mancata Londra, che fa da sfondo a tutta la vicenda. Non si ha la sensazione di perdersi e impariamo a riconoscere anche i luoghi del romanzo.
Non è un’opera priva di difetti, però la scrittura della Rowling è impeccabile, ha un modo per niente scontato di raccontare le varie scene, di esporre i pensieri dei personaggi intrecciandoli all’azione in corso. Quando uno scrittore o una scrittrice sanno scrivere, soltanto quello per me vale una possibilità. Perché penso che non sia scontato oggi come oggi.

Non vorrei perdermi in una riflessione che non c’entra niente e divagare troppo, però un mio pensiero lo voglio dire. In libreria troviamo un mucchio di libri, centinaia e centinaia di storie raccontate, ma non basta l’idea di una buona storia per fare un libro. Bisogna saper scrivere! Mi è capitato di leggere diversi libri per ragazzi, i così detti young adult, e oltre a varie caratteristiche comuni nella trama, ne ho riscontrate spesso anche nello stile di scrittura. Una tra tante è la narrazione in prima persona. Ora, non che sia brutta in sé per sé. Però, a volte ho avuto la sensazione che fosse più un voler prendere la via più facile, che una vera e propria scelta stilistica ragionata. Perché è logico che una scrittura in prima persona coinvolga di più il lettore, lo faccia immedesimare di più col protagonista, ed esponga i pensieri anche più intimi del personaggio e le emozioni più facilmente, ma senza grande sforzo, secondo me.
Insomma, tutta questa filippica noiosa, per dire che anche se la trama può non essere un granché, ho apprezzato molto questa lettura e andrò avanti con la serie, perché ce ne fossero di scrittrici che sanno narrare così bene, che sanno costruire i personaggi e le ambientazioni in maniera così verosimile, e cucirli in un intreccio narrativo in un modo che sembra così naturale. È una boccata d’aria, ossigeno per noi lettori.

Mi sono già procurata il secondo libro della serie, “Il Baco da Seta”, e presa dalla nostalgia ho guardato la serie tv della bbc tratta da questo romanzo. Non mi è affatto dispiaciuta, anche se la trama in sé ha subìto diversi cambiamenti e secondo me a tratti risulti un po’ macchinosa per uno spettatore che non abbia letto il libro in precedenza. La scelta dei personaggi l’ho trovata azzeccata, Robin soprattutto. E Cormoran… ah, vabbè, vado a leggere il secondo che è meglio!

Commenti

Post popolari in questo blog

Rivalutare un grande classico: I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift

  Parlare di un grande classico non è mai semplice. Temo sempre di dire qualcosa di inesatto, poiché sono testi che tutti conoscono, dal bambino allo studioso di letteratura. Ma non voglio rinunciare a esprimere le mie impressioni solo per il timore delle critiche, che di certo non spaventavano l'audace autore di questo classicone, Jonathan Swift. I viaggi di Gulliver è un libro famosissimo: ne hanno tratto mille versioni per grandi e piccini, film e cartoni animati. In genere mi avvicino a questi testi con un po' di incertezza perché sono quelle storie che ormai ci pare di conoscere così bene, che leggere il libro originale sembra quasi superfluo. Un atteggiamento sbagliatissimo, perché la lettura di una storia è prima di tutto un'esperienza personale e ognuno dovrebbe avere l'opportunità di crearsi la propria interpretazione.  A riprova di ciò posso affermare di essermi ricreduta molto su questo libro. Il fatto che venga spesso considerata una lettura per bambini mi a...